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Solo posti in piedi ieri pomeriggio alla sala Rossa delle Piscine al Foro Italico, dove il Coni Lazio ha consegnato le medaglie al valore atletico per i risultati ottenuti nel 2015 dagli atleti della provincia di Roma. “Oggi siamo qui per celebrare le eccellenze sportive del nostro territorio, ma solo una settimana fa abbiamo firmato un protocollo con l’ufficio scolastico regionale per agevolare l’attività sportiva degli studenti del Lazio - ha dichiarato il presidente Riccardo Viola salutando i presenti – perché, in fondo, sport di base e alto livello sono due facce della stessa medaglia, l’inizio e la fine di un percorso.” Un sorteggio ha deciso l’ordine delle premiazioni delle 38 federazioni, chiamate da Cristina Chiuso e Stefano Pantano che hanno abilmente 20170215 18323820170215 18543320170215 180610condotto la kermesse. Quasi 150 gli atleti presenti, molti accompagnati dai propri tecnici o dai presidenti regionali della federazione di riferimento. Alcuni giovanissimi, come la romana Laura Rogora, laureatasi campionessa italiana di arrampicata sportiva a 14 anni, o di Leonardo Taccini, classe 2002, campione italiano di motociclismo cl.125 con il mito di Mark Marquez “il più veloce, il più tecnico, il più bravo”. Il bridge con i suoi 12 premiati (coppie e squadre) la federazione più rappresentata, seguita dal nuoto (10), tiro con l’arco, pentathlon, hockey e pattinaggio (che da poco ha cambiato nome in sport rotellistici) e pesca sportiva e attività subacquee (con ben 5 campioni del mondo), tutte con 8 premiati. Un quadro complessivo che ha reso il volume e i numeri di un movimento in grande salute, che spazia dall’Aci al Tiro a segno; dal tennistavolo al biliardo sportivo, dove a vincere sono le donne che ieri erano in numero pari ai colleghi uomini. Donne come Loredana Trigila, siracusana con residenza a Marino, mamma e atleta che a 40 anni ha vinto una medaglia di bronzo nella scherma paralimpica a Rio; come Flavia Gasperini, bronzo mondiale di full contact, alla quale capita di andare talvolta in ufficio con i segni del combattimento “ma i colleghi sanno della mia attività”; come le Daniela Movileanu, che era già una campionessa di scacchi in Romania ma ha dovuto aspettare la cittadinanza italiana per conquistare anche da noi il titolo “assoluto”.