Bruno Rivaroli
Esistono discipline sportive e campioni che non sarebbe corretto definire “dimenticati”, dal momento che spesso non vengono ricordati neanche nei momenti di massimo fulgore e attualità. Parliamo dei cosiddetti “sport minori”, definizione che nel tempo si è cercato di limitare perché “politically incorrect”, ma che non ha perso un grammo della sua reale sostanza. Il bello è che, quasi sempre, si tratta di sport di grande appeal, decisamente tecnici, formativi e perfino televisivi, nel senso della loro spettacolarità. Cosa gli manca, allora? Visibilità e considerazione. Due elementi che meriterebbero in pieno, visto che poi ci fanno anche vincere medaglie. E tante. La scherma è uno di questi. Peccato che la cassaforte azzurra delle Olimpiadi scompaia da giornali e tv un minuto dopo la fine delle stesse. Il pattinaggio artistico, se vogliamo, sconta una sorte ancora più ingrata, e ai Giochi non va proprio. Eppure l’Italia vanta una tradizione di campioni da Nord a Sud, Roma inclusa. Bruno Rivaroli è uno di questi. Nella sua scelta di diventare un pattinatore, a soli 4 anni, ha contribuito in parte il senso di emulazione nei confronti della sorella, già avviata per questa strada, ma soprattutto la possibilità di esprimersi e di comunicare con il pubblico attraverso uno sport fatto di danza, atletica e coreografia. Medaglia d’argento al Valore Atletico, testimonial della prima ora dei “Valori nello sport”, Rivaroli nel 2013 ha deciso di dare un contributo concreto alla diffusione del pattinaggio artistico, lavorando all’organizzazione del primo trofeo internazionale a rotelle nella Capitale da molti anni a questa parte. Il successo ottenuto dalla manifestazione ha certificato l’esistenza di una platea per troppo tempo digiuna di questo genere di eventi. Motivo che ha convinto a replicare quest’anno, proprio poche settimane fa, con una tre giorni aperta a tutti, dai giovanissimi ai campioni del mondo, che non hanno mancato l’appuntamento con la città eterna. Un bel biglietto da visita per il pattinaggio, per Roma e per lo stesso Rivaroli, che ha ritirato il premio Coni Lazio solo pochi giorni dopo. (foto Tedeschi: Bruno Rivaroli con due sue allieve, il presidente regionale FIHP Antonio Varacalli e Riccardo Viola)
Roma Pony Club
Manca meno di un mese e mezzo all’appuntamento di Piazza di Siena. Il CSIO d’Italia, la manifestazione sportiva più longeva della Capitale si farà anche quest’anno; e questa è già una buona notizia, nient’affatto scontata. La FISE si è affidata alla TWBA, una delle agenzie di pubblicità più importanti del mondo per trovare sponsor e fornitori, rendendo possibile la realizzazione dell’evento in programma dal 22 al 25 maggio. I romani, che siano o meno appassionati di concorsi ippici, da sempre identificano questo piazzale, voluto dal principe Marcantonio V a somiglianza di piazza del Campo (di qui Siena), con le giostre dei cavalli. E poi quest’anno ci sarà da celebrare uno che qui si costruì fama e successo. Piero D’Inzeo se n’è andato pochi mesi fa, portandosi via la leggenda costruita su questo prato insieme a suo fratello Raimondo in occasione dei Giochi olimpici di Roma 1960. Questo episodio ama ricordare Alessandro Blasi, presidente del Roma Pony Club, mettendolo in relazione con la nascita della sua associazione, oggi considerata una della più blasonate d’Italia a livello giovanile. I primi passi del Club rossoblu furono la creazione di un vivaio, curato dal conte Vittorio Perelli, primo presidente della società e fondatore della scuola (la più antica del genere a Roma) che, partita con pochi pony e allievi, oggi ha oltre 150 iscritti. Tra questi un posto di assoluto rilievo spetta al campione regionale 2013 di Pony Elite Neri Marcaccini, che a soli 12 anni si è tolto lo sfizio di gareggiare, nella sua categoria, proprio tra quegli ostacoli che diedero ai D’Inzeo gloria imperitura. Al Roma Pony Club si va per imparare, ma anche per divertirsi. Infatti l’associazione offre la possibilità, nel corso dell’anno, di vari “open date”, oltre a differenti tipologie di approccio all’equitazione; dall’easy-program (una volta a settimana) fino all’intensive ed al full-program (tre volte a settimana) dove, come scuola, viene anche data l’opportunità di partecipare alle prime esperienze agonistiche. Tutto questo spalmato su 2 ettari, con due campi ostacoli, tondino e una giostra per far muovere la sessantina di cavalli ospitati nei box. Oltre a una tensostruttura di 62 x 40 m (realizzata nel 2010 per ricordare i 50 anni di attività), che è il fiore all’occhiello del circolo, un vero e proprio maneggio coperto utilizzabile con qualsiasi tempo. (foto Tedeschi: da sin. Alessandro Blasi, Gaia Brachi, Pietro Farina, Enrico Tonali e Riccardo Viola)
Vincitore del Trofeo FIT Assoluto e giovanile, campioni regionali e 3° classificati fase nazionale over 45 Maschile, 2° classificati fase regionale e 4° nella fase nazionale under 16 maschile, campioni regionali e 2° classificati fase nazionale under 14 maschile, campionesse regionali e campionesse italiane under 12 femminile, vincitori della Final Four del Campionato dei Circoli Centenari e quindi Campioni d’Europa. Si tratta della stagione 2013 del Tennis Club Parioli, uno dei sodalizi più antichi e prestigiosi della Capitale, nato a inizio secolo per la volontà di un gruppo di gentiluomini, per lo più di nobili natali, come usava all’epoca, ma con intenzioni chiaramente progressiste. Il club alle pendici del monte Antenne fu infatti il primo ad ammettere le donne tra i propri soci. Ginnastica e canottaggio si praticavano già grazie a circoli venuti su alla fine dell’Ottocento sulle rive del Tevere o nelle sue immediate vicinanze, comunque in città, non tra i prati che i primi soci dovevano raggiungere con un tram a cavalli che partiva da piazza Venezia. Il tennis era agli esordi in Italia, portato da chi aveva la ventura di viaggiare; magari in Inghilterra, dove si era affermato come derivazione del cricket.
Al Parioli sono cresciute, fino a diventare tra le migliori racchette azzurre di tutti i tempi, De Stefani e Pietrangeli, Panatta e Barazzutti. "E' un risultato importante - è stato il commento del Presidente del Circolo Maurizio Romeo ricevendo il premio Coni Lazio 2013 - che dobbiamo condividere con Tutti i Soci e i dirigenti che dal 1906 hanno contribuito, non senza sacrifici, alla crescita e all'affermazione del nostro Sodalizio: oggi più che mai - conclude Romeo - il Tennis Club Parioli è riconosciuto come il tempio del Tennis italiano nel mondo." (foto Tedeschi: il presidente del TC Parioli Maurizio Romeo, premiato da Svetlana Celli e Eugenio Patanè)
Una bella giornata di sport e amicizia. Una manifestazione sportiva tra bocce e birilli, pensata per rinsaldare un rapporto, quello tra la Lazio Bowling e Paganica, stretto all’indomani del terremoto del 2009. Giorgia Casinova domenica scorsa ha festeggiato il suo quinto compleanno con i suoi amici dell’Associazione biancoceleste. Loro l’avevano adottata simbolicamente, simbolo di rinascita che aveva scelto proprio quella terribile notte per venire al mondo. La storia di Giorgia ha fatto da sfondo all’evento di sport integrato “ 6 aprile 2009... NOI non dimentichiamo” patrocinato della Regione Lazio, dell’Assessorato allo Sport di Roma Capitale, della F.I.S.B., del C.O.N.I. Regionale e del C.I.P. Regionale, svoltosi domenica presso il centro Brunswick, al Lungotevere Acqua Acetosa. Per gli studenti giunti da Paganica per l’occasione assieme alle loro famiglie, trattandosi della prima esperienza con il bowling, sono stati guidati da atleti professionisti. Due ore di gioco, quindi le premiazioni dei vincitori effettuate dal presidente Riccardo Viola e dal presidente del CIP regionale Pasquale Barone, seguite dalla promessa da parte della Lazio Bowling di restituire la visita prima dell’estate, portando a Paganica piste dimostrative da installare in centro città, una delle zone più colpita dal sisma di cinque anni fa.
Erano oltre 200 i ragazzi della SMS “Leonardo da Vinci” presenti stamattina all’incontro organizzato a San Felice Circeo nell’ambito del progetto del Coni Lazio “I Valori nello Sport-I giovani incontrano i Campioni”. “Dopo 7 edizioni svolte nella provincia di Roma, con centinaia di scuole visitate dal 2005 a oggi, quest’anno ci siamo rivolti all’intera regione – ha dichiarato soddisfatto il presidente del Coni Lazio Riccardo Viola – portando il messaggio di un progetto nato per promuovere uno stile di vita sano e corretto nell’età dell’adolescenza, e combattere fenomeni sempre più diffusi come sedentarietà e bullismo. Questo ci ha permesso di raggiungere circa 150 scuole da ottobre a oggi, ma è la prima volta che il progetto tocca San Felice. Per questo ringrazio il sindaco Petrucci e la direzione della scuola dell’opportunità che ci è stata offerta.” Protagonista della giornata, alla quale hanno partecipato il sindaco di San Felice Gianni Petrucci, il suo vice Egidio Celisi, il delegato allo sport del comune Dionisio Magnanti e il delegato Coni di Latina Fabrizio Malgari, l’ex ciclista della Ceramica Flaminia Filippo Simeoni, tricolore nel 2008, il primo a parlare del “sistema” di corruzione che girava intorno al medico Michele Ferrari e al gruppo di Lance Armstrong, di cui lui stesso faceva parte. “Nello sport, come nella vita – ha detto Simeoni ai ragazzi – non contano le parole ma i fatti”. Impegno, dedizione e rispetto delle regole, una buona ricetta non solo per lo sport. Poi si è sottoposto alle domande degli studenti sul ciclismo, sul rapporto tra lo studio e lo sport, sui rischi del doping. Prima calunniato e poi ostracizzato per il suo coming out, solo a fine carriera ha avuto completa riabilitazione in seguito alla confessione pubblica di Armstrong. Oggi Simeoni, che il mese scorso ha ricevuto il premio Coni Lazio per la sua scelta coraggiosa, vive a Sezze e allena in una società dilettantistica della città pontina. Al termine il mini sindaco e la mini giunta della scuola hanno consegnato tre attestati: all'atleta Simeoni, al primo cittadino Petrucci e al presidente regionale del Coni Viola. (vai alla galleria fotografica)