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News
19 Luglio 2016

L'intervista. Ao Rio 2016, Maria Marconi, l’Highlander del trampolino azzurro

“Di Sydney ricordo ben poco. Quella la definisco l’olimpiade dell’incoscienza. Nessuno si aspettava un mio exploit. Avrei potuto sfruttare l’occasione, che per molti atleti non arriva mai o arriva molto più tardi, per crescere e trarre esperienza. Ma avevo solo 16 anni.” Oggi Maria Marconi è un’atleta che alla soglia dei 32 anni non deve dimostrare più niente a nessuno, ha fatto pace con un passato segnato da grandi sofferenze e si appresta a vivere come un regalo questa terza partecipazione ai Giochi. “Un traguardo impensabile solo tre anni fa. Londra 2012 l’ho vista da casa, tormentata dai dolori alla schiena provocati da una lesione al nervo femorale, anche se ancora non lo sapevo e il futuro mi appariva come un grande punto interrogativo.”

La rinascita della tuffatrice romana, che da anni è al fianco del CONI Lazio nel progetto “I Giovani incontrano i Campioni”, itinerante nelle scuole della regione, parte proprio da lì. “Una volta guarita mi è tornata anche la voglia di gareggiare, guardare avanti. Ho riscoperto la passione, ma stavolta senza pressioni.”

Rio è il frutto di questa nuova filosofia, che Maria ha adottato dopo che la vita le ha messo di fronte una serie di ostacoli che avrebbero scoraggiato in molti. “Una gamba rotta mi ha fatto saltare Atene nel 2004. A Pechino, nel 2008, avevo raggiunto la maturità necessaria per capire, e capire aiuta a crescere. Poi il buio improvviso, fino all’intervento per correggere la tachicardia nel 2010.” Una carriera con molte ripartenze, successi importanti e una buona dose di sfortuna manifestatasi in una serie di quarti posti difficili da digerire.

L’ultimo sussulto al Gran Prix di Bolzano qualche giorno fa. “Niente di grave. Ogni tanto la schiena si fa sentire, ma sono solo fastidi. Il lavoro che sto portando avanti dal 2013 con i medici e i fisioterapisti del centro Atlas mi ha fatto rinascere e dato fiducia.” Come ti presenterai sul trampolino del Lank Centre il 12 agosto? “Affrontando un tuffo alla volta, a partire dalle eliminatorie. Può sembrare presuntuoso, ma ora non penso alle avversarie, piuttosto alla temperatura che troveremo. In questi giorni la massima è 26 gradi. La piscina è all’aperto e noi entriamo e usciamo dall’acqua. Una condizione nella quale è facile prendere freddo, anche in Brasile.” Nessuna pressione? “Quella del momento, certo. Ma oggi ho imparato a gestirla. Sono in grado di mettermi nella condizione migliore per fare bene. Ci sono arrivata anche grazie al percorso fatto con lo psicologo che segue la squadra. In passato ho perso delle gare per un approccio sbagliato, ma ora sono consapevole degli errori compiuti e pronta a trarne forza in questa avventura.”

Maria si sta recando a Rejka, in Croazia, per il collegiale con la squadra azzurra in partenza per Rio e il pensiero corre per un momento agli affetti lasciati alle spalle. “Roma e Teseo, i miei amati labrador, so già che mi mancheranno molto. Insieme al mio fidanzato, naturalmente, ma non chiedermi di fare una classifica.” Suggerimenti dai tuoi fratelli Nicola e Tommaso? “Solo tenere alta la bandiera dei Marconi. Per loro oramai sono Highlander (ride, ndr).” Questa olimpiade rischia di essere terremotata dall’esclusione della Russia. “Se le cose stanno come sembra, mi sembra una decisione giusta. Chiunque può incorrere in un doping causato da un farmaco preso per errore, ma qui si parla di un’organizzazione minuziosa, che va dalla somministrazione alla contraffazione delle prove; qualcosa di terribile che macchia tutto lo sport. A mio avviso, credo che chi lo ha fatto coscientemente una volta, tende a ricadere nella trappola. Mi chiedo solo come si possa sentire quando sale su quel podio e ha gli occhi del mondo addosso.” (nelle foto Maria in azione e con uno dei suoi cani)

News
19 Luglio 2016

Trisome Games, Vola l'Italia nel medagliere. Bene gli atleti del Lazio

Trentacinque medaglie d'oro, 16 d'argento e 19 di bronzo. E' questo il bottino dopo sole due giornate di Trisome games, rassegna iridata riservata agli atleti con sindrome di Down in corso a Firenze. Nicole Orlando, protagonista annunciata della manifestazione, non ha tradito le attese conquistando tre medaglie d'oro, un argento e un bronzo e siglando, tra l'altro, il nuovo record del mondo del salto in lungo triathlon con la misura di 3,29m. 

Bene anche la pattuglia degli atleti del Lazio, impegnati nel nuoto e capitanati da Paolo Manauzzi (foto), che ieri ha conquistato l'oro nei 50 farfalla, specialità nella quale detiene il titolo continentale, per poi condurre all'argento la staffetta 4x50 mista. Per il nuotatore pontino anche un bronzo nella 4x100 stile. Pioggia di medaglie anche nel sincro, dove le azzurre provengono quasi tutte dalla nostra regione. Di Feroci, Nicosia e Travia l'oro a squadre, mentre è arrivato un bronzo per la coppia Travia-Feroci e un argento nel singolo con Arianna Sacripanti. Oggi, 19 luglio, giornata di riposo con focus medico scientifico sulla sindrome di Down a palazzo Vecchio. Si riprenderà domani con un fitto programma di gare, tra cui la ginnastica ritmica che vedrà impegnata la romana Daniela Cotogni e il calcio a 5, altra "roccaforte" di atleti del Lazio.

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18 Luglio 2016

CONI Lazio, il tennis entra a Rebibbia con il C.R. Lazio e Vincenzo Santopadre

Terzo e ultimo appuntamento prima della pausa estiva con il progetto del CONI Lazio "Lo sport entra nelle carceri". Si è partiti con il quadrangolare di calcio svoltosi a maggio e arbitrato dal fischietto internazionale Paolo Valeri, quindi è stata la volta del triangolare di pallavolo nello scorso mese di giugno. Occasioni che hanno visto le rappresentative interne di Rebibbia, formate da detenuti che nel corso dell’anno sono allenati da tecnici federali che mettono gratuitamente a disposizione tempo e competenze, affrontare squadre di società capitoline provenienti dall'esterno. Grazie a queste società, che hanno fornito il necessario supporto tecnico alla realizzazione dell'iniziativa nata con lo slogan "sport diritto di tutti", il prossimo mercoledì 27 luglio ad essere protagonista sarà il tennis.

Il programma della giornata prevede incontri di doppio e misti, con le coppie "miste" formate dagli ospiti della Casa Circondariale e da giocatori provenienti da fuori. La formula del torneo prevede un torneo Open di doppio con vittoria al quarto game. La squadra esterna, composta da sei giocatori provenienti da due circoli della capitale, è guidata da Vincenzo Santopadre (foto), già componente della squadra azzurra di coppa Davis, che in passato ha ricoperto la centesima posizione nel ranking ATP e da alcuni anni è tra i testimonial del progetto “I Giovani incontrano i Campioni” nelle scuole della regione.

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14 Luglio 2016

L'intervista. Ao Rio 2016. Flavia Tartaglini: “Il windsurf è la passione, Rio il traguardo, una medaglia l'obiettivo”

“Scusa, ero in spiaggia. Sono tornata stamattina dal Brasile e devo essermi appisolata, così non ho sentito il telefono”. Neanche la notte trascorsa in aereo e il fuso orario possono tenere Flavia Tartaglini lontana dal suo elemento naturale. Le ultime regate per testare vento e materiali nella baia di Guanabara sono state appena archiviate, e l’ambasciatrice azzurra della tavola a vela è tornata al mare di casa, quello degli inizi, per fare il pieno della serenità necessaria prima di giocarsi al meglio le carte di un’olimpiade rincorsa a lungo. Hai passato molto tempo in Brasile negli ultimi mesi, ti preoccupa più la zika o l’inquinamento?: “Le condizioni del mare sono davvero pessime. Nella baia galleggia di tutto perché ci riversano l’immondizia delle favelas e con 60 centimetri di pinna dislocante puoi raccogliere un’infinità di roba, mentre della zanzara non ho avuto sentore.” Hai potuto testare il vento in ogni condizione?: “Durante l’inverno il migliore è quello che soffia da nord, ma è nelle prime ore del mattino; alle 11 già cala e non si aggancia all’orario delle regate che si dovrebbero svolgere più tardi. In gara troveremo con molta probabilità aria da sud, per lo più brezze leggere e poiché sono previste 3 prove al giorno il rischio è che cali il buio prima di finire. Ma, anche se dovesse succedere, l’organizzazione ha previsto recuperi in altre date.” Chi sarà favorito con queste condizioni meteo?: “La cinese Peina Chen ha vinto un campionato del mondo con i venti leggeri. Detto questo, ci sono sette, otto atlete che se la giocheranno alla pari, e tra queste anche l’italiana.”

L’italiana in questione è una ragazza di 31 anni alla sua prima esperienza olimpica, ma con una solida esperienza nella tavola a vela. Occupa il quarto posto nel ranking ISAF (in passato ne ha ricoperto anche la prima posizione), e da quattro anni viaggia per i mari di tutto il mondo con il solo obiettivo di salire sul podio di Rio. E’ naturalmente ottimista, ma soprattutto tenace e competitiva (“non mi piace perdere neanche a tressette”). Deve la sua passione per lo sport alla famiglia (“non smetterò mai di ringraziare i miei genitori. Da loro ho avuto sempre incitamenti, anche nei momenti più duri”), ma ha scoperto il windsurf già grande (“avevo 15 anni quando entrai alla Lega navale di Ostia, che conoscevo in quanto da piccola, essendo di casa a Casalpalocco, l’avevo frequentata praticando la vela nella classe Optimist”). In pratica un ritorno al primo amore, dopo avere spaziato tra pentathlon e scherma. “Un amore immediato e una scelta di vita che ha avuto essenzialmente due padri: uno è Paolo Ghione, tecnico FIV delle Giovanili; e poi Luca De Pedrini (ex dt, allenatore di Alessandra Sensini), che ha seguito la mia crescita professionale. Senza dimenticare le Fiamme Gialle, il mio gruppo sportivo.” Corri con il numero 46. E’ un riferimento al “dottor” Rossi?: “Solo un caso. Quando ho scoperto che è lo stesso di Valentino, ho iniziato a seguirlo e a stimarlo per la sua grande determinazione. Finora mi ha portato fortuna.” Passi tre quarti del tuo tempo lontana da casa. Cosa ti manca di più?: “A costo di essere banale, il cibo. E poi la grande bellezza di Roma.” Una vita da pendolare che non ti ha impedito di studiare: “Si, ma non come avrei voluto. Il liceo classico spezzettato tra Roma e Ostia e poi la laurea in Scienze della comunicazione, presa quasi per corrispondenza. Bella, ma mi è mancata la frequenza, il contatto con gli altri studenti.” Una città per vivere le tue passioni: “In Europa, Lisbona. Sole, mare e vento. Un mix di ingredienti perfetto. Più lontano, Sydney. La baia più bella del mondo.” Cosa farai da settembre? “Dedicherò più tempo a me stessa. Forse riprenderò gli studi; magari un master. Ma prima c’è un’olimpiade da vincere.” (segui gli Azzurri su @azzurrovela)

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12 Luglio 2016

Ao Rio 2016: Boxe, primo incontro con la squadra olimpica. Guido Vianello lancia la sfida: “A Rio per una medaglia”

Pellegrinaggio laico per gli Azzurri del Pugilato, che oggi hanno fatto visita alla statua bronzea del Pugilatore a riposo, custodita all’interno di palazzo Massimo, a Roma. E se l’opera mirabile, attribuita a Lisippo, conserva dopo oltre due millenni un’aura di mistero, sappiamo invece tutto su intenzioni e aspettative degli alfieri coi guantoni che tra un mese daranno battaglia sul ring del Pavillon Arena di Rio. A interpretare il pensiero di tutti è il capitano Clemente Russo, alla sua quarta olimpiade: “Sento molto il legame con il Pugilatore. Vogliamo tornare qui con le medaglie per metterle al collo di questo atleta di bronzo, che si dice sia di origine italica. Forse il primo vincitore dei Giochi.”

Il team maschile olimpico, guidato dal presidente Alberto Brasca, dal segretario generale Alberto Tappa e dall'head coach Raffaele Bergamasco e Coach Francesco Damiani (presente anche il Fisioterapista - alla sua 4° Olimpiade- Fabio Morbidini), fa il suo ingresso nel plesso museale al gran completo: Manuel Cappai (49 Kg - GS Fiamme Oro), Carmine Tommasone (PRO - 60 Kg), Vincenzo Mangiacapre (GS Fiamme Azzurre - 69 Kg), Valentino Manfredonia (81 Kg - Pug. De Novellis), Clemente Russo (91 Kg - GS Fiamme Azzurre), Guido Vianello (GS Forestale - +91 Kg). Assente la sola Irma Testa, impegnata in un training camp di preparazione in Ucraina. Ad accoglierli la direttrice del Museo, Dott.ssa Rita Paris, cui il Presidente Brasca ha donato un gagliardetto e il Libro dei 100 Anni della FPI.

L’intervista. Olimpiadi. Rio è il presente, ma c’è già l’opzione per Tokio 2020 e quella dopo ancora: “Certo che mi piacerebbe se fosse la mia città, perché nel 2024 avrei ancora l’età giusta per dare il meglio di me.” Cresciuto all’EUR sulla terra rossa del circolo che porta il suo nome, Guido Vianello ha capito che il tennis gli andava stretto dopo aver distrutto un numero imprecisato di racchette per la troppa foga agonistica. “A 15 anni ero già alto 1.93, ma con un padre che da più di 40 anni alleva generazioni di tennisti e una sorella maggiore già avviata con buoni risultati in questo sport, era inevitabile passare da quella esperienza. Il tennis mi ha aiutato a strutturarmi, ma non l’ho mai sentito mio. Non riuscivo a sfogarmi.” Per questo è stato determinate l’incontro con il maestro Italo Mattioli, guru del Team Boxe Roma XI alla Montagnola, la palestra che ha formato anche il campione del mondo WBA Giovanni De Carolis. “Quando mi ha visto gli si sono illuminati gli occhi” chiosa Vianello. Altri quattro anni e poi l’ingresso nella Forestale, sotto l’ala del tecnico pontino Simone D’Alessandri. “Ho esordito da junior nei massimi (fino a 96 kg.) per passare poi nella categoria Youth (+91kg.), che è anche quella olimpica.” Qual è stato il percorso per arrivare a Rio? “Ci sono stati vari tornei. Ho anche incontrato dei campioni del mondo (come l’azero Majidov, ndr), e pur combattendo alla pari, il verdetto è sempre stato a loro vantaggio. L’ultimo posto disponibile per Rio dipendeva dalla vittoria al torneo mondiale di Baku.” Ma lì staccava un solo biglietto. “Ero sereno. Mi sono detto: devo arrivare primo. Piano piano, una finale alla volta.” E così sono passati il brasiliano, il cinese, l’americano e infine l’irlandese. “Quando sono salito sul ring nel match contro Gardiner l’ho guardato negli occhi e ho pensato: tu non vincerai mai, perché a Rio ci voglio andare io.” Ti guida la spensieratezza dei vent’anni o la responsabilità per il compito che ti attende?: “Credo di aver dimostrato di meritare questa qualificazione e quindi vado in Brasile soprattutto per vivere questa grande emozione. Ma non mi limiterò a questo perché l’intenzione è quella di sorprendere tutti e tornare con una medaglia.” Quanto pesa l’eredità di Cammarelle?: “Voglio continuare la tradizione azzurra dei supermassimi. Ma intendo farlo percorrendo la mia strada. Roberto resta un esempio, ora però devo scrivere la storia di Vianello.” I pericoli. “Gli avversari più duri li ho già incontrati, perdendo a causa di verdetti discutibili. Sono più grandi di me per età ed esperienza, ma io ho la freschezza e una grande risolutezza. Quindi siamo alla pari. Chi viene viene, dal primo turno io sono pronto.” Sicurezza e determinazione non comuni in un ragazzo di 22 anni. Cosa pensi dell’apertura ai professionisti? “Prima c’è la medaglia olimpica. D’oro, possibilmente. Poi tutto è possibile.”

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